Antichità e Restauro in provincia di Padova

La Storia del Mobile Antico

Mobilio Elementi amovibili dell’arredamento di abitazioni e luoghi di lavoro: letti, sedie, tavoli, armadi, cassettiere, a seconda della forma e delle dimensioni, conferiscono spesso all’ambiente in cui sono collocati una funzione specifica (cucina, camera da letto, sala da pranzo ecc.).

Materiali e tipologie

Nei secoli passati il materiale più usato per la fabbricazione di mobili è sempre stato il legno; ma anche la pietra e i metalli sono talvolta stati impiegati a questo scopo. Dall’antichità a oggi gli arredi hanno rispecchiato il gusto dell’epoca in cui sono stati costruiti: solo in questi ultimi anni si è affermata invece una tendenza molto eclettica nell’arredamento, un’estrema libertà di stili e preferenze, per cui l’antico è alternato al moderno, il rustico all’elegante, con largo uso dei materiali più diversi. I mobili d’antiquariato sono sempre molto apprezzati, mentre, accanto a pezzi dalle forme inedite e modernissime si possono trovare nuove interpretazioni dei modelli passati e fedeli riproduzioni di esemplari d’epoca.

La progettazione dei mobili ha sempre tenuto conto sia dell’aspetto esteriore sia della funzione, e spesso anche dell’interno architettonico cui sono destinati. In passato, alcuni stili furono attinti direttamente all’architettura (si pensi alle gambe di tavoli a foggia di colonne), altri erano ispirati alla natura, inserendo dettagli zoomorfi nella struttura (ad esempio, sostegni a zampa di animale). Poiché solitamente i mobili di lusso ci sono pervenuti in condizioni migliori di quelli di destinazione popolare, la storia dell’arte ha obbligatoriamente privilegiato l’arredamento aristocratico, quello tra l’altro in cui il gusto ha potuto esprimersi con maggiore varietà di mezzi e ornamenti. Invece, gli arredi più disadorni destinati ai ceti sociali meno abbienti, avendo una finalità esclusivamente pratica, possono presentare forti analogie anche presso culture diverse nel tempo e lontane nello spazio.

La Storia dei Mobili antichi

Anche se purtroppo non esistono reperti, si ritiene che già nel Neolitico (7000-2000 a.C.) fossero stati costruiti rudimentali mobili; tuttavia, gli studi storico-artistici possono partire solo dall’Antico Regno egizio (2778-2220 ca. a.C.), periodo cui appartengono i primi pezzi mai rinvenuti.

mobii egizi

I mobili antichi egizi

Il clima secco dell’Egitto e l’uso di allestire sepolture ricche come dimore di viventi hanno contribuito alla conservazione di molti oggetti di arredamento. I dipinti e i bassorilievi riportati alla luce dagli archeologi illustrano le forme e le funzioni dei mobili nelle abitazioni aristocratiche, e dimostrano come questa civiltà fosse stata la prima a sviluppare un concetto di arredamento simile al nostro, per il quale i mobili sono sì destinati a una funzione pratica, ma anche ad arricchire esteticamente e a impreziosire gli interni. La policromia era un elemento preponderante negli ambienti delle case egiziane: gli arredi, come le tende, i tappeti, le pitture murali e le decorazioni a stucco esibiscono spesso colori brillanti. Sorprendentemente, i metodi di fabbricazione dei mobili non erano molto diversi da quelli di oggi.

Grazie ai resti del rivestimento originale in oro, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la sedia, il tavolo, il divano e il baldacchino (2600 ca. a.C., Museo egizio) rinvenuti a Giza nella tomba di una regina della IV dinastia. La sedia ha gambe zoomorfe, schienale massiccio e braccioli lavorati a traforo con motivo ricorrente a papiro. Il letto, più alto nel punto in cui la regina posava il capo, è provvisto di poggiatesta e spalliera. Le decorazioni a rilievo che abbelliscono alcuni pezzi egiziani mostrano raffigurazioni simboliche di dei e scene religiose. Tavoli e sgabelli riportati alla luce in altri scavi presentano forme più semplici ma comunque raffinate.

Tutti i pezzi di mobilio rinvenuti negli scavi archeologici in Egitto testimoniano la cura e la fantasia di questo antico popolo nell’allestimento degli arredi: alle gambe di tavoli e sedie venivano applicate foglie d’oro, mentre le superfici di cassettoni e i piani d’appoggio venivano decorate con intarsi in avorio e pietre preziose. A differenza dei popoli orientali, che usavano sedersi sul pavimento, gli egizi avevano l’abitudine di accomodarsi su sedie, poltrone, sgabelli e divani, spesso muniti di braccioli e resi più confortevoli dalla presenza di cuscini. L’arredamento era completato da tavoli, mensole, cassapanche, scrigni e letti. Nelle abitazioni più signorili gli ambienti erano infine abbelliti da stoffe, ricami, vetri colorati, smalti, oggetti di oreficeria e accessori da toletta.

I mobili mesopotamici

Le grandi civiltà mesopotamiche ci hanno lasciato pochi esempi di mobili, perlopiù di lusso. I rari pezzi riportati alla luce e quelli raffigurati in bassorilievi e pitture tra il 3500 e l’800 a.C. rivelano la ricerca di grandiosità e imponenza, più che di eleganza e raffinatezza. I tavoli hanno gambe robuste, i letti sono di grandi dimensioni e i sedili alti e rigidi, muniti di poggiapiedi. I mobili in legno di cedro erano inoltre impreziositi da intarsi in ebano e avorio, intagli e applicazioni in metallo cesellato. Nonostante tra le popolazioni dell’antico Oriente fosse forte l’influenza egiziana, in Persia vennero raggiunti risultati originali nella tessitura e nella decorazione multicolore di stoffe e tappeti. Un oggetto sumero, una scatola collocata sull’apposito sostegno (ca. 3500-3200 a.C., Museo Iracheno, Baghdad), presenta intarsi di conchiglie raffiguranti sedie e troni dallo stile molto essenziale. Un rilievo del IX secolo a.C. (British Museum, Londra) mostra l’arredamento destinato al re assiro Assurnasirpal II e alla sua consorte: tra altri pezzi molto eleborati, spiccano tavoli e troni sostenuti da gambe zoomorfe o a forma di tromba con decorazioni a rilievo. Vedi Arte mesopotamica.

I mobili cretesi e micenei

Quasi nulla ci è rimasto a testimonianza dei mobili cretesi e micenei, a parte qualche descrizione in testi letterari e le informazioni che possiamo ricavare dai rilievi di alcuni anelli minoici e di piccoli frammenti in bronzo e terracotta. Il mobilio dei grandi palazzi, come quelli di Festo e Cnosso, doveva essere sfarzoso e dalle forme più svariate: arredi in marmo, legno, metallo e alabastro erano accompagnati da stoffe policrome, pelli di animali, cuscini e tappeti. Le dimore di Creta, Micene e Cnosso erano fornite di ricchi accessori e suppellettili da tavola, realizzate con grande raffinatezza e senso artistico in terracotta, argento e oro sbalzato o cesellato. Uno dei pochi mobili a noi pervenuti è il bellissimo trono del Palazzo di Cnosso (circa 1600-1400 a.C.). Gli altri pezzi giunti fino a noi (sgabelli, sedie, divani, panche e cassapanche) fanno pensare che non fossero frequenti decorazioni molto elaborate. Ma questa conclusione è smentita d’altra parte da alcune tavolette, sulle quali sono rappresentati mobili intarsiati e impreziositi da rivestimenti in oro; inoltre, a Tebe è stato rinvenuto un sostegno in avorio riccamente decorato, parte di un pezzo d’arredamento certamente molto raffinato.

mobii grechi

I mobili antichi nel mondo greco

Pochi esempi di mobilio greco ci sono pervenuti integri; fonte di informazioni sull’arredamento sono quindi la pittura (in particolare vascolare), le decorazioni delle steli funerarie e i bassorilievi (come quelli del fregio del Partenone). I troni in marmo rimasti e i frammenti di mobili in legno rinvenuti negli scavi dimostrano che gli artigiani ellenici si rifacevano soprattutto ai modelli egiziani, negli ornamenti di ispirazione architettonica e nelle decorazioni simmetriche e regolari. L’arredamento greco ebbe tuttavia un’impronta del tutto originale per il ruolo particolare del letto: l’abitudine di utilizzarlo non solo per il riposo, ma anche come sedile per mangiare, leggere e scrivere, lo rese il mobile più importante della casa, con ripercussioni su tutto l’arredo, ad esempio sull’altezza dei tavolini, che furono sempre piuttosto bassi. Il poggiatesta del letto era solitamente mobile e le gambe erano elegantemente intarsiate e di forma semplice, anche se talvolta scolpite a foggia di colonne o con caratteri zoomorfi. Oltre al letto, privo di spalliera e reso più confortevole da cuscini, erano largamente diffusi sedili di ogni genere, da sgabelli leggeri e pieghevoli con le gambe incrociate a X (VI-IV secolo a.C.), a troni alti e imponenti muniti di schienale diritto e braccioli.

Il repertorio di sedie comprendeva varie tipologie, dalle versioni più semplici a quelle più elaborate. Fu ad esempio introdotto dai greci il modello detto klismós, una sedia leggera con schienale che divenne così popolare da rimanere in uso per tutto il periodo arcaico e classico. Il klismós era solitamente di stile essenziale, con gambe ricurve verso l’esterno e schienale formato da un sobrio pannello rettangolare con i lati sagomati.

L’iconografia delle arti figurative ci illustra inoltre tavolini di piccole proporzioni, perlopiù provvisti di piano d’appoggio rettangolare e sostenuti da tre gambe. Poiché dovevano essere rimossi dopo il pasto per lasciare spazio a danzatori e musicisti, questi mobili erano molto leggeri e facili da trasportare. Durante il periodo ellenistico fecero la loro comparsa alcuni tavoli con piano d’appoggio rotondo.

I mobili romani

Tra i vari stili importati dalle province e dalle terre con cui i romani avevano scambi commerciali, fu senza dubbio predominante, soprattutto nel I secolo d.C., quello greco, reinterpretato con l’aggiunta di sfarzose decorazioni. Gli scavi di Pompei ed Ercolano hanno riportato alla luce pezzi in buono stato dell’arredamento dell’epoca, di forme e funzioni varie. I mobili, costruiti in ebano, cedro, rosa, noce indiano, venivano generalmente intagliati, intarsiati o incrostati con metalli preziosi. Accanto al letto per dormire, piuttosto modesto, si trovano numerosi esempi di letto tricliniare, molto più curato perché destinato a feste e banchetti. Il tablinum, la stanza dove il padrone riceveva gli ospiti, era arredato con sedie, sgabelli e banchi di vario tipo.

Oltre al legno i romani ricorsero per i loro mobili anche al marmo e al bronzo: tavoli in marmo erano presenti in tutta la casa. Oltre ai classici tavolini si diffusero versioni rettangolari e rotonde di dimensioni maggiori, tavoli che potevano essere divisi in più parti o provvisti di sostegni pieghevoli. I reperti giunti fino a noi testimoniano la ricchezza degli intagli in bronzo, legno, avorio e marmo.

I mobili dell’epoca bizantina e dell’Alto Medioevo

Nonostante oggi disponiamo di numerose testimonianze di manufatti paleocristiani e bizantini, non ci sono pervenuti molti mobili realizzati all’interno di queste culture artistiche. La tanto ammirata magnificenza dell’arte bizantina, cui si devono le splendide chiese di Istanbul e Ravenna, lascia tuttavia intuire che un’analoga tendenza allo sfarzo e all’ostentazione dovesse essere emersa anche nel campo dell’arredamento. I mosaici dell’epoca provano che, anche se in versione più stilizzata, gli ornamenti di ispirazione classica rimasero in uso tra il 400 e il 1000. Ne è un esempio la Cattedra di Massimiano, che risale al 550 ca. ed è oggi conservata a Ravenna, nel Museo Arcivescovile: un capolavoro costituito da una intelaiatura di legno interamente rivestita in avorio scolpito a rilievo.

Nell’Alto Medioevo gli arredi divennero poveri e austeri; il mobilio si ridusse a letti, sedili e cassapanche per abiti e corredi nuziali. Furono impiegati metalli (bronzo e ferro) e legni robusti e massicci, a volte dipinti o arricchiti da intagli e applicazioni metalliche. Come dimostrano i mosaici dei secoli V-IX, l’influenza romana continuò comunque a farsi sentire: si consideri ad esempio la cosiddetta Cattedra di Dagoberto I (600 ca., Bibliothèque Nationale, Parigi) uno sgabello pieghevole con gambe zoomorfe che ricorda i modelli romani.

Dell’epoca romanica (XI-XII secolo) sono rimasti rari esempi di mobili. In alcuni bassorilievi francesi del XII secolo compaiono mobili che riproducono, in un’interpretazione semplificata e schematica, lo stile greco-romano. Analoga impronta stilistica si ritrova anche nelle sedie girevoli prodotte in quel periodo in Scandinavia e nelle cassapanche in legno di poco posteriori.

Statuetta lignea del 600

I mobili gotici

Il nuovo concetto di spazio e gli inediti elementi architettonici introdotti dal gotico ebbero scarsissima ripercussione sugli arredi, dal XII secolo a tutto il XIV. Se le cattedrali dovevano testimoniare la ricchezza della Chiesa a gloria di Dio, i loro interni apparivano al contrario sobri e spogli, con mobili in quercia semplici e funzionali, coperti da tappezzerie. Gli archetipi ornamentali dell’epoca, tra cui l’arco a ogiva, furono adottati nella decorazione dei pezzi d’arredamento solo nel Quattrocento, quando fecero la loro comparsa sedie, cassapanche e tavoli abbelliti da pannelli traforati o ad arco.

Nel XV secolo nacque una sorta di piccolo buffet dotato di gambe molto alte e di due ripiani su cui appoggiare oggetti. Si diffusero in questo secolo anche le credenze con due scaffali chiuse da antine e gli armoires, molto capaci. Oltre ai motivi dell’arco, della colonna e dei festoni vegetali, comparvero intagli che imitavano i drappeggi delle stoffe. A questo tipo di decorazioni vanno aggiunti i fregi che adornavano le serrature, il cuoio lavorato e i tessuti (in particolare il velluto) che ricoprivano i sedili.

I mobili rinascimentali

In contrasto con la ricchezza inventiva e formale raggiunta dalla pittura, dalla scultura e dall’architettura italiana nel Rinascimento, i mobili rinascimentali in Italia si distinsero per lo stile sobrio e funzionale.

Il mobile rinascimentale in Italia

Nella penisola italiana, la principale novità nel settore dell’arredamento fu lo sviluppo del cassone in una grande varietà di forme e decorazioni: dal tipo classico rettangolare, liscio sui lati, grezzo nella parte posteriore e ornato solo sul davanti, al baule con il coperchio bombato e talvolta rivestito di velluto; alcuni pezzi erano decorati con scene tratte dal Roman de la Rose, opera letteraria medievale di larghissima diffusione. Un’idea della sobrietà degli arredi italiani fino al Quattrocento ci è data anche dagli interni che compaiono in dipinti come il Sogno di sant’Orsola (1490-1495, Gallerie dell’Accademia, Venezia) di Vittore Carpaccio e la Nascita della Vergine (1486-1490 ca., Santa Maria Novella, Firenze) di Domenico Ghirlandaio.

Nelle case dell’epoca occupavano un ruolo importante il letto, che divenne una vera e propria struttura architettonica con colonne, zoccolo e baldacchino, e il tavolino per scrivere, che andò ad aggiungersi agli altri tavoli dalle fogge più svariate. L’arredamento era completato da sgabelli, sedie con schienale e braccioli, nonché sedili pieghevoli soprannominati “savonarola”. Ben presto comparve un pezzo d’arredamento assolutamente nuovo: l’inginocchiatoio. Di pari passo con il rinnovamento dei modelli base dei mobili si ebbero anche notevoli progressi nelle tecniche di rifinitura, ad esempio con il rivestimento in radica di noce e con la tarsia, che conobbe grande successo sia per gli arredi profani sia per quelli liturgici.

Francia

L’arredamento francese del Cinquecento risentì dell’influsso del Rinascimento italiano grazie alla presenza di artisti provenienti dalla penisola alla corte di Francesco I e del figlio Enrico II. Durante il regno di quest’ultimo si distinse particolarmente la figura di Jacques Androuet du Cerceau, architetto e decoratore famoso per gli ornamenti pesanti ed eccessivi – finestre, puttini, colonne, arabeschi, pilastri, nicchie e motivi fantastici di gusto già barocco – delle sue creazioni. Lo stile del XVI secolo non mutò sostanzialmente nel Seicento, quando trovò espressione in tavoli dotati di gambe simili a colonne sottili e sedie con schienali rivestiti da pannelli. Durante il regno (1610-1643) di Luigi XIII le forme e le decorazioni dei mobili si alleggerirono e si raffinarono: all’intaglio si preferirono impiallacciature in legno e tartaruga.

Inghilterra

Nel periodo della Riforma, l’Inghilterra non subì in un primo tempo l’influenza stilistica italiana. Affermatisi anche in questo paese i canoni e i modelli artistici rinascimentali, lo stile inglese fu comunque più sobrio e spoglio di quello francese. I suoi tratti distintivi furono intagli semplici, decorazioni lineari sulle parti ricurve e motivi vegetali stilizzati. A differenza di quanto avvenne in Italia, il legno di quercia continuò a essere usato fino alla fine del Cinquecento. Come in Francia, anche in Inghilterra l’interesse per il Rinascimento italiano non si spense fino alla metà del XVII secolo.

Paesi Bassi

Sempre a causa del clima austero della Riforma, lo stile italiano non si affermò facilmente neanche in terra olandese. Qui gli ebanisti trassero ispirazione più dalle tendenze stilistiche britanniche che da quelle francesi o italiane, ed essendo piuttosto conservatori si attennero a tali modelli fino a dopo il 1650. Caratteristico di questa regione fu l’armoire sormontato da una pesante cornice sporgente e arricchito da profonde modanature, una tipolgia poi esportata dai coloni nel Nordamerica.

Spagna

L’arte dell’arredo in Spagna risentì di una serie di influssi stranieri concomitanti: se da una parte si aprì al Rinascimento italiano, dall’altra non dimenticò la tradizione moresca locale. I delicati motivi che adornano cuoio e piastrelle di rivestimento mostrano chiare tracce della cultura islamica, così come le ardite combinazioni di legno, ferro e oro (o dorature) che rimasero in voga per tutto il Cinquecento e il Seicento.

scrittoio

Il Seicento e il Settecento

Il Seicento fu un’epoca di grandi esplorazioni e contatti commerciali: attraverso le vie dei traffici aperte nel secolo precedente si trasmisero da un paese all’altro anche idee e tecniche del tutto innovative.

L’influenza in Europa del mobili antichi cinesi Ming

L’Occidente conobbe per la prima volta l’arredamento cinese, al massimo splendore durante il regno della dinastia Ming (1368-1644). Gli artigiani cinesi divennero famosi per gli alti armadietti, i tavoli dalle forme aggraziate, le panche, le sedie e i tavoli con gambe diritte rifinite da bordi curvilinei. Nuovi elementi ornamentali interessarono anche i supporti e i rinforzi, in cui mettevano in risalto la bellezza naturale del legno. Nel XVII secolo le decorazioni orientali furono largamente imitate nella produzione di mobili in Europa: ne sono un esempio le cassapanche laccate, talvolta munite di sostegni dorati.

I mobili barocchi

Se nel Cinquecento Firenze era stata il centro di diffusione dell’arte rinascimentale, nel Seicento fu Roma la città guida in campo artistico, grazie al grande impulso dato al barocco dai due artisti più importanti dell’epoca: Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Il nuovo gusto conferì al repertorio figurativo, architettonico e decorativo derivato dall’epoca precedente una nuova grandiosità e ridondanza, un’enfasi calcata. Nell’arredamento, si imposero grandi letti sorretti da colonne scolpite o scanalate; armadi appesantiti da cariatidi, mascheroni, zampe leonine e teste d’animale; mobili con gambe a trottola, a spirale e a fuso.
Sul finire del secolo divennero di moda arredi (soprattutto armadi e cassettoni) con la parte anteriore bombata, a imitazione delle strutture architettoniche. Le sedie, con altissimi schienali e sedili di pannelli di bambù al posto del consueto cuscino imbottito, si arricchirono di intagli e di elementi ricurvi.

Il barocco francese

La Francia fu il paese in cui l’arte del mobile conobbe la maggiore fioritura in epoca barocca. Affermatosi durante il regno di Luigi XIII, il barocco conobbe grande successo sotto Luigi XIV, alla cui corte operava l’ebanista André-Charles Boulle. Lo stile “Boulle” si espresse in eleganti cassettoni, armadi monumentali, casse per orologi, scrivanie e consoles: nuova fu anche la tecnica basata sull’intarsio del metallo nel legno. Conobbe infine larga diffusione la doratura integrale, adottata soprattutto per i mobili scolpiti a motivi floreali. Vedi anche Stile Luigi XIV.

Il barocco in Inghilterra e nell’America coloniale

Al di là della Manica i canoni barocchi del continente furono recepiti e rielaborati con minore eccentricità. Il culmine del barocco inglese si ebbe durante il regno di Guglielmo III d’Orange-Nassau e Maria II Stuart, durante il quale si assistette a un grande sviluppo dell’arte dell’intarsio. Sul finire del Seicento l’America del Nord risentiva ancora dell’arte rinascimentale; mobili in quercia macchiata a imitazione del noce dovevano dare forma a uno “stile dei padri pellegrini”, basato sul gusto elisabettiano e Tudor.

I mobili rococò

Il barocco rimase lo stile maggiormente in voga in Europa fino al 1730 circa, quando nuove tendenze iniziarono a imporsi, prima a Parigi, poi nel resto del continente. Furono improntati al delicato rococò arredi e suppellettili leziosi, che dovevano rispecchiare lo stile di vita dei committenti. Come si nota in molti interni parigini, le decorazioni di tipo architettonico persero a poco a poco d’importanza.

Il rococò francese

I raffinati mobili francesi rappresentarono un insuperato modello per la produzione di arredi in tutta Europa. Lo stile rococò raggiunse la massima espansione durante il regno di Luigi XV, quando vennero ideate forme sorprendenti, da realizzarsi con materiali preziosi e attraverso lavorazioni impegnative. Ogni pezzo dell’arredamento si arricchì di curve sinuose; fantasiosi motivi ornamentali vennero intarsiati su strati di impiallacciatura, in strutture bordate in similoro (bronzo dorato) lungo le gambe, sugli spigoli e sulla parte anteriore dei cassetti. Le gambe di tavoli, sedie e poltrone persero la foggia a colonna per assumere forme zoomorfe e arricciate. Vedi anche Stile Luigi XV.

Il rococò inglese

La nuova moda si diffuse anche in Inghilterra, sebbene in toni attenuati e in declinazioni conservatrici. La tecnica dell’intarsio trovò qui rare applicazioni, perché gli artigiani inglesi preferivano lasciare in risalto le venature naturali di noce e mogano. Furono ebanisti britannici inoltre a ideare le gambe à cabriole (a forma di S), con piedi a zampa di leone, che ben si adattavano ai tavoli, alle sedie e alle cassapanche del periodo. Il corrispondente britannico del rococò francese fu lo stile che prese il nome dall’ebanista londinese Thomas Chippendale, cui va il merito di aver trasferito nell’arredamento delle case borghesi le tipologie del mobile di corte. Chippendale propose nuovi motivi ornamentali che rispecchiavano il gusto per l’esotico molto diffuso in quegli anni: il suo stile fu intelligentemente eclettico, coniugando con i moduli stile Luigi XV elementi gotici e soprattutto cinesi (si vedano le sedie con gambe e piedi intagliati, i letti laccati con baldacchino a forma di pagoda e draghi agli angoli ecc.).
Tra gli artigiani inglesi dell’epoca (1740-1760 ca.) si distinsero coloro che proponevano lo stile cosiddetto palladiano, una sorta di adattamento settecentesco delle forme rinascimentali dell’architetto italiano Andrea Palladio (1508-1580). Questo stile si diffuse anche nelle colonie americane, insieme al rococò vero e proprio, tra il 1740 e il 1780.

Il rococò a Venezia

Nel frattempo in Italia stavano riscuotendo grande successo i mobili laccati, cioè dipinti a colori vivaci su preparazione a stucco e poi verniciati a imitazione della lacca orientale. Il maggiore centro di produzione artigianale in cui veniva praticato tale metodo (detto a sandracca) fu Venezia, dove alla decorazione degli arredi lavoravano spesso pittori specializzati.

I mobili neoclassici

Il neoclassicismo si sviluppò sul finire del Settecento, in reazione all’ostentazione e allo sfarzo del rococò: proponeva un ritorno ai modelli greco-romani, reinterpretati sapientemente senza tradirne l’intima ispirazione. In Francia la prima fase del neoclassicismo coincise con il cosiddetto stile Luigi XVI, nonostante questo sovrano sia salito al trono solo nel 1774, quando la nuova tendenza si era già imposta da una ventina d’anni. Nell’arredamento prevalsero le linee semplici, squadrate, con decorazioni di gusto classico: medaglioni, ghirlande, modanature in stile dorico, ionico o corinzio. Il materiale più apprezzato fu il legno naturale, a volte impreziosito da piccoli motivi in bronzo dorato o leggere laccature dalle tinte tenui. Le tipologie più diffuse furono le consoles, i sécretaires (scansie a tiretti con piano ribaltabile che fungeva da scrittoio) e i comò a mezzaluna, mentre le gambe di sedie e poltrone acquistarono la forma di colonnette con scanalature verticali o a spirale.

In Inghilterra il gusto neoclassico prese piede più precocemente, con un’interpretazione ancora più sobria e austera. L’architetto Robert Adam completò la prima opera della sua produzione neoclassica prima del 1760. Entrò quindi in voga il mobile dipinto, del tutto trascurato durante il rococò, e riguadagnò interesse la tecnica dell’incrostazione. George Hepplewhite e Thomas Sheraton furono i due maggiori rappresentanti del neoclassicismo inglese nel campo del mobile.

Lo stile impero

L’interesse archeologico, già forte a metà Settecento, si accrebbe sul finire del secolo, quando ebbe inizio la seconda fase del neoclassicismo, designata con il nome di stile direttorio: le forme e i motivi neoclassici vennero ora affiancati da nuovi motivi decorativi ispirati a culture artistiche antiche diverse da quella greco-romana, ad esempio a quelle egizia, divenuta di moda in seguito alle campagne napoleoniche. Apogeo del neoclassicismo, lo stile impero, sostenuto e incoraggiato da Napoleone I, può essere definito come un’evoluzione dello stile direttorio in direzione più solenne e pomposa. Al servizio dell’imperatore lavorarono gli architetti Charles Percier e Pierre-François-Léonard Fontaine: la pubblicazione dei loro modelli, a partire dal 1796, favorì la nascita di un gusto internazionale. I canoni dello stile impero divennero popolari in tutt’Europa: oltre a decori come sfingi, grifoni e simboli marziali, si impose una monumentalità che doveva rimandare alla grandeur dell’impero.

Il neoclassico fu interpretato in modo differente nei vari paesi. In Inghilterra si tradusse ad esempio nello stile reggenza: ne fu massimo esponente Henry Holland, architetto del principe di Galles a partire dagli anni Ottanta del Settecento.

In Austria e in Germania si affermò lo stile Biedermeier, in cui sopravvivevano forme neoclassiche, ma la monumentalità dello stile impero lasciava spazio al gusto borghese del comfort. Elemento centrale del salotto divenne il divano; soffitti e pareti non furono più decorati con stucchi e affreschi, bensì abbelliti da dipinti di paesaggi e quadri di famiglia; i mobili di legno scuro cedettero il posto a pezzi più chiari e luminosi.

Lo stile impero continuò a esercitare una certa influenza fino alla metà del XIX secolo, affermandosi anche negli Stati Uniti, dove ne fu interprete il newyorkese Duncan Phyfe.

L’eclettismo dell’epoca vittoriana

Contemporaneamente alle diverse versioni del neoclassico europeo, nella prima metà dell’Ottocento prese piede anche una tendenza eclettica, caratterizzata dal revival di correnti passate.

Il revival gotico

Una rinnovata attenzione al gotico si affermò attorno agli anni Trenta del XIX secolo, e si diffuse sia in Europa sia in America. Se alcuni artigiani vollero riprendere forme e stilemi medievali principalmente in reazione all’orientamento classico imperante, altri vi riconobbero un’espressione artistica di matrice cristiana, da preferire all’arte pagana. Contribuì a questo revival anche l’entusiasmo romantico per l’elevazione spirituale espressa dal gotico, e per le forme artistiche improntate alla religione.

Il revival del rococò

Una strada completamente diversa scelsero gli artisti che, a partire dagli anni Venti del XIX secolo, promossero un ritorno all’eleganza del rococò parigino. Tale tendenza si diffuse presto in tutta Europa e soprattutto negli Stati Uniti, dove tra il 1840 e il 1860 diede vita a pregevoli risultati artistici nel settore del mobile. Dal laboratorio del newyorkese John Henry Belter uscirono pezzi riccamente intagliati, nei quali era massimamente enfatizzato il gusto delle linee curve (grazie anche alle potenzialità tecniche del laminato).

Il revival del Rinascimento

Attorno agli anni Sessanta del XIX secolo la simpatia per il rococò scemò a favore di una ripresa dello stile rinascimentale. Il nuovo orientamento si tradusse in forme imponenti, abbellite da intarsi, bassorilievi e incisioni.

trumeau antico

La reazione alla produzione industriale in serie

Con la rivoluzione industriale, la produzione in serie di mobili destinati al largo consumo conobbe immediato successo: essa fu sentita tuttavia come una minaccia al livello artistico e alla qualità tecnica dei pezzi realizzati a mano, suscitando interessanti forme di reazione negli ambienti artistici e dell’alto artigianato.

Il movimento Arts and Crafts

Il movimento Arts and Crafts, fondato nel 1861 dall’artista e poeta inglese William Morris, voleva esprimere la ribellione davanti alla mancanza di originalità e alla decadenza dello stile della produzione industriale. Insieme ai suoi seguaci, tra i quali l’architetto Philip Webb e i pittori preraffaelliti Ford Madox Brown e Edward Burne-Jones, Morris promosse il ritorno alla tradizione artigianale del Medioevo. Gli sforzi dei vari membri del gruppo sfociarono nell’ideazione di pezzi e motivi da applicarsi in tutte le arti decorative, le quali, secondo il fondatore del movimento, dovevano essere considerate allo stesso livello delle arti cosiddette maggiori. Tali creazioni, tra cui figurano anche numerosi mobili e interi arredi, riscossero grande successo in tutta Europa e nell’America del Nord.

I mobili Art Nouveau

Fortemente debitrice del movimento Arts and Crafts, l’Art Nouveau fiorì tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e il primo decennio nel Novecento, portando una ventata di novità nel campo dell’arte e del design. Nell’ambito dell’arredamento emersero le figure degli architetti belgi Henri van de Velde e Victor Horta: i loro mobili intendevano riprendere e richiamare le strutture architettoniche degli ambienti in cui dovevano essere collocati. In Francia Hector Guimard, ideatore nel 1900 delle stazioni della metropolitana parigina, propose arredi dalle fogge asimmetriche e libere, ispirate alle forme naturali. Sempre in Francia furono attivi il vetraio Emile Gallé, che predilesse i motivi vegetali e floreali, e Louis Majorelle, che dopo la prima guerra mondiale divenne uno dei più celebri esponenti dell’Art Déco. Altra personalità di rilievo fu lo scozzese Charles Rennie Mackintosh, a sua volta autore di notevoli progetti per esterni e interni: nella sua interpretazione personale dell’Art Nouveau, inventò mobili di straordinaria purezza di linee e sobrietà decorativa.

L’ispirazione Art Nouveau si tradusse spesso in mobili in legno di quercia, verniciati di bianco e arricchiti da eleganti intarsi o da particolari in vetro colorato e metallo, che evocano forme astratte o vegetali.

La produzione europea del Novecento

Il passaggio dal XIX al XX secolo fu segnato da una rivoluzione artistica che interessò anche la progettazione di mobili. Uno dei promotori di tale svolta fu l’architetto e designer austriaco Josef Hoffmann, che insieme ad altri fondò nel 1897 il movimento della Secessione viennese e nel 1903 la cooperativa Wiener Werkstätte. Si trattava di laboratori di progettazione e produzione artigianale, che si occupavano in particolare delle arti decorative. Per i mobili furono adottate forme squadrate, per contrastare le linee curve dell’Art Nouveau. Gli arredi delle Wiener Werkstätte ricordano i modelli disegnati da Mackintosh, che infatti ebbero notevole influenza all’interno del gruppo viennese. Il Sezessionstil spianò la strada a due fondamentali movimenti del XX secolo: il Bauhaus tedesco e l’Art Déco francese.

La produzione italiana del Novecento

Nel 1892 le nuove tendenze stilistiche dell’arte italiana del mobile furono rappresentate all’Esposizione di Torino da due nomi di grande prestigio: Carlo Bugatti ed Eugenio Quarti. Il primo elaborò uno stile orientaleggiante, fondato su intarsi e inserti in ebano, avorio, ottone e peltro, e decori in rame sbalzato, pergamena dipinta, frange in seta. Il secondo divenne noto, oltre che per l’eccentricità delle sue creazioni, per i preziosi intarsi in madreperla, avorio e tartaruga applicati su legno scuro. Altri ebanisti di valore che si affermarono all’inizio del XX secolo furono Carlo e Piero Zen, Alberto Issel, Federico Tesio. L’artigianato del mobile in questi anni risentì tuttavia ancora dello stile Liberty e floreale.

Col tempo le forme si semplificarono e venne privilegiata la praticità sulla ricchezza decorativa. Verso gli anni Venti, ai pochi esempi di mobili futuristi si affiancarono arredi cosiddetti “razionalisti”, che si imposero nel decennio successivo. Caratterizzati da linee semplici e geometriche e dalla mancanza quasi totale di decori, i mobili degli anni Trenta erano costruiti perlopiù in radica di legni diversi (noce, palissandro, tuja). Dopo la guerra, gli anni della ricostruzione impegnarono nell’elaborazione di un nuovo stile numerosi architetti e designer: Paolo Buffa riprese nei suoi arredi eclettici stili del passato, come il Luigi XVI; Gio Ponti ideò mobili che assolvessero a diverse funzioni, come la libreria-bar o la “testiera-cruscotto” (un pannello che, inserito sulla testiera del letto, può ospitare in una serie di nicchie libri, radio, telefono, fotografie); Piero Fornasetti realizzò pezzi decorati e dipinti in modo del tutto originale, in cui la fantasia tende a prendere il sopravvento sulla funzionalità.

Un capitolo a parte merita Carlo Mollino, designer di mobili caratterizzati da linee morbide e arrotondate su scarne strutture in legno: famose le sue sedie anatomiche (i primi esemplari risalgono agli anni Quaranta), che si distinguono per lo schienale stretto e alto a forma di valve di conchiglia “incollate” da una lama d’ottone; e i tavoli in mogano, acero e compensato curvato con piano in cristallo (1950). Ma è soprattutto a partire dagli anni Cinquanta che la storia del mobile si intreccia con la storia della progettazione industriale e del design d’interni. La ricerca di uno stile che meglio rispondesse alle esigenze delle nuove classi emergenti si incontrava felicemente con il progresso della tecnica e con la disponibilità di nuovi materiali: il risultato fu una diversa concezione dell’arredamento, più dinamica e aperta alle trasformazioni della società e del mercato.

Credenza antica del 700

I mobili del Bauhaus

La scuola di architettura e design del Bauhaus, fondata a Weimar nel 1919 dall’architetto Walter Gropius, si rivelò di vitale importanza nello sviluppo dell’arte nel XX secolo. I due maggiori rappresentanti del movimento furono gli architetti Marcel Breuer e Ludwig Mies van der Rohe. Il primo progettò la famosa poltrona Wassily (1925), costituita da tela e tubi in acciaio cromato, e un’innovativa sedia a sbalzo senza braccioli, dotata di sedile e schienale in bambù e legno (1928). Il capolavoro del secondo fu invece l’elegante sedia Barcellona, formata da due telai a X in acciaio cromato che sostengono cuscini rettangolari in pelle (1929). Scopo degli artisti del Bauhaus era ideare mobili di elevato valore estetico, ma al tempo stesso proponibili per una produzione su larga scala.

I mobili scandinavi

Nello stesso periodo, in Scandinavia si producevano mobili che a tutt’oggi sono tra i più ammirati. L’architetto finlandese Alvar Aalto e il designer danese Arne Jacobsen crearono arredi in laminato dalle proporzioni perfette e molto funzionali, facili da produrre industrialmente.

I mobili Art Déco

Sebbene derivi il suo nome dall’Esposizione delle Arti Decorative tenutasi a Parigi nel 1925, il movimento Art Déco fiorì già nel primo decennio del Novecento, prendendo le mosse dalla ricerca della Secessione viennese (soprattutto per le forme geometriche) e dall’esperienza del Bauhaus (per il ricorso a nuovi materiali). Lo stile Déco rimase in voga fino alla fine degli anni Trenta, ma riscosse rinnovato interesse anche in seguito, negli anni Settanta e Ottanta. Gli esponenti di maggior rilievo furono francesi: Louis Majorelle, André Groult, Pierre Chareau, e Jacques-Emile Ruhlmann. Le loro opere sono accomunate da una sobria raffinatezza, frutto di un grande talento artigianale, e da azzardate forme geometriche. Lo stile fu purtroppo banalizzato e spesso stravolto nelle versioni destinate alla produzione su larga scala.

La produzione americana del Novecento

All’inizio del XX secolo le innovazioni tecniche e decorative del movimento Arts and Crafts giunsero anche nel Nuovo Mondo, determinando la nascita di numerosi laboratori artigianali e fabbriche di piccole dimensioni: ricordiamo la piccola azienda fondata da Gustav Stickley, ideatore di uno stile che si rifaceva ai modelli dell’architettura religiosa francescana del Messico e della California. A eccezione del decoratore Louis Comfort Tiffany, che progettò perlopiù mobili per uso privato, l’Art Nouveau non ebbe notevoli interpreti negli Stati Uniti; e lo stesso si può dire per l’Art Déco. Quanto, infine, all’architetto Frank Lloyd Wright, che si cimentò anche nella progettazione di mobili, occorre dire che le sue opere sfuggono a qualsiasi classificazione, perché strettamente dipendenti dall’edificio in cui dovevano essere collocate: arredi e ambienti erano concepiti insieme, e spesso addirittura “fusi”, come nel caso dei numerosi mobili incassati.

Stile Luigi XVI

Stile Luigi XVI Stile decorativo francese del XVIII secolo, particolarmente diffuso durante il regno di Luigi XVI. Precocemente neoclassico, si affermò a partire dal 1760, quando artisti intagliatori, mobilieri e decoratori iniziarono a ispirarsi nel proprio lavoro all’arte classica greco-romana, oggetto di un rinnovato interesse dopo le scoperte di Pompei ed Ercolano.

Il nuovo stile si caratterizzò per la regolarità e la semplice eleganza delle forme, per la simmetria delle strutture, per la prevalenza di linee rette sugli andamenti sinuosi e involuti tipici dell’architettura d’interni del cinquantennio precedente; un significativo esempio è offerto dagli appartamenti di Maria Antonietta nel castello di Fontainebleau. A differenza dell’architettura, in cui si affermò un rigore compositivo vicino alla purezza classica, nell’arredamento e in generale nelle arti minori sopravvissero concessioni a un gusto lezioso e raffinato, che si tradussero in intarsi policromi (in madreperla e pietre dure) e in eleganti rilievi, modellati con figure e decorazioni tratte dall’arte antica non solo greca e romana, ma anche egizia e orientale (foglie d’acanto, trofei, fogliami, rosette, pigne ecc.). Sugli schienali delle sedie il motivo della conchiglia lasciò il posto a quelli della lira e del medaglione, mentre le gambe delle poltrone imbottite (bergères), dei divanetti a due posti (marquises), delle chaises longues, delle ottomane, della commode (cassettone), dei tavolini da notte (tables de chevet) e dei secrétaires (scrivanie) divennero dritte e solide, modellate a mo’ di colonna scanalata; l’impianto architettonico dei mobili si semplificò, alleggerendosi. Anche le pareti si liberarono delle decorazioni più sfarzose, rimanendo ornate da semplici riquadrature a pannelli lisci, incorniciati da sottili modanature.

Tra gli artisti più noti che interpretarono e promossero lo stile Luigi XVI si distinsero gli ebanisti Georges Jacob, René Dubois, Jean-Henri Riesener, Jean-François Leleu e i Sené, e il bronzista Pierre-Philippe Thomire.

"Il Mobilio" e "Stile Luigi XVI," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008 http://it.encarta.msn.com © 1997-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

Credit Foto:michael hoefner, Przemyslaw "Blueshade" Idzkiewicz,